venerdì 4 dicembre 2009

Ossigenagite

Ieri sera ero disteso sul letto, rilassato, a guardarmi pensare.
Pensavo che dopo tutto facevo bene a fare come facevo, facevo bene a voler succhiare il midollo della vita, a vivere con gli occhi infiammati, ad annusare profondamente tutto e vivere fino a spezzarmi la pelle. Disteso. Sul letto.
E così, disteso sul letto, ho fatto quattro respiri profondi, per il naso, a voler annusare di tutto.
A voler annusare tutto.
Per la storia del midollo, no.

Ma la stanza non sapeva di, niente.
Ho pensato che forse a stare troppo in un posto poi ci si abitua all'odore(è forse poi per questo che si dice 'cambiare aria'), ma io sono pigro, non mi va di andarmene. Mi sono alzato, ho tappato le fessure delle porte con i cuscini, ho acceso quattro incensi contemporaneamente, e la stufetta, così, per cambiare aria, e ho aspettato.
Ad un certo punto s'è infittita una cortina alta e balsamica, l'aria calda mi insabbiava gli occhi, la banana sul tavolo maturava.
E così, disteso sul letto, ho fatto quattro respiri profondi, per il naso, a voler annusare tutto.
Per la storia del midollo, no.
Al terzo la testa è diventata leggera e ho sentito come il rumore del Ronco dentro le orecchie, i suoni più chiari e distanti, al quarto faticavo a dissabbiare le palpebre dalle cornee e le ho abbassate definitivamente, ho avvertito un'extrasistole.
Il cuore a me mi batte tre volte.
Mentre sentivo il sapore dell'incenso bagnarmi il fondo lingua, la vita scorrermi sottile nei polmoni, il cervello gonfiarsi da dentro, pensavo che pensare è traumatico.
Che non volevo più pensare.
Che l'aria l'avevo cambiata, tanto.

E basta così.

Leichtigkeit

Leggerezze - Renton, acquarello. 2009.



domenica 29 novembre 2009

Citazione

Brevità (L'importanza del Semaforo)

Ad un semaforo mi innamorai,
con le rotonde ti persi.

sabato 28 novembre 2009

Pimple my life

L'altro giorno stavo intervistando questo molto importante persona, con ansia e riverenza, perchè tutto sommato ne ero affascinato. Ogni setoloso istante della sua barba nutriva su di me un fascino talmente irreale che ogni mio sguardo lo penetrava così a fondo da potergli far male veramente.
Pensavo al concetto di pendere dalle sue labbra, pensavo che sarebbe stato doloroso per lui se mi fossi appeso al suo fascinoso e sottile labbro inferiore spenzolandomi dal mio microfono-piercing. Ci sarebbe stato sangue, gli avrei strappato il labbro fino al petto, come lo scotch che fascia uno scatolone di cartone ondulato.
Comunque pendevo dalle sue labbra.
Ad un certo punto ho iniziato a sentir tirare la tempia sinistra, poco più in alto della tempia sinistra. Era come se un chiodo mi uscisse dal cervello. E questa cosa del chiodo mi imbestialiva perchè, a conti fatti, mi distraeva. Avrei voluto che ogni singolo istante neuronale della mia attività vitale fosse concentrato sull'intervistato, e invece no. In una fluida nonchalance mi sono accarezzato la testa e ho sentito che era un bubbone il mio problema. Un infiammazione del follicolo pilifero e della ghiandola sebacea sotto, con pus. Un bubbone di proporzioni crescentemente sconsiderate. Roba che mi tirava la pelle del corpo, lo sentivo tirare al tallone.
Lo sguardo dell'intervistatore, che avrei voluto fosse tutto neuronalmente concentrato su quanto aveva da dire o, al massimo, su di me come mediatore della sua esprimibilità o sagace sfinge, il suo sguardo saettava sulla bolla preoccupantemente spesso.
-'cosa guarda?'
-'...beh, VEDO un'italia allo sfascio, dove l'incomprension'
-'no, dico, cosa guarda di me?'
-'...come?'
-'...cosa guarda qua in alto...'-indicandomi la fronte.
-'..n..nulla...'
-'la infastidisce il brufolo?'-(nel pronunciare la parola brufolo mi sento sempre il pus in bocca. Anche nel pronunciare la parola pus. Anche nel pronunciare la parola pronunciare.)
E nel frattempo il brufolo accresceva.
-'no, assolutamente..'
-'HA! allora C'E'! l'ha notato!...lo stava guardando!'
-'ma no, cosa dice...'
-'se non l'avesse visto avrebbe detto 'cosa? quale brufolo' e non 'no, assolutamente'...'
-'..lei è pazzo'
-'pazzo? sa cosa le dico?-lasciando in terra il microfono, accovacciandomi su me stesso in una strana posizione fetale protesa verso l'angolo in alto a sinistra del mio cranio-lo spremo e ci togliamo il pensiero, eh?'
-'no, ma cosa fa! ma che schifo! ma le pare?'-visibilmente agitato.
-'si, ormai ho deciso...lo faccio!'
-'ma no! si fermi!'-proteso verso di me, tentando di fermarmi
-'lo faccio, lo faccio! non tenti di fermarmi! lo faccio!'
Nella colluttazione s'è avvicinato troppo alla mia faccia.
Il brufolo è esploso in un fluido e simpatico 'flac'.
Il contenuto del brufolo sul suo occhio, dilatato e teso, inorridito. Arreso.

In un certo senso volevo dire che la guerra è la sola igiene del mondo.
Ma non era solo questo, c'era altro.

venerdì 20 novembre 2009

Brevia #6

Sono poco probabile, non impossibile.

mercoledì 18 novembre 2009

L'amore che strappa i capelli

Ero uscito di nuovo con Pitone provando a 'fare come diceva lui' con una tipa. E ero riuscito anche a portarmela in camera. Se non mi avesse ficcato un dito in un occhio, me la sarei fatta.
Così, uscita lei, Pitone, che aveva ascoltato tutto dall'altra stanza, entra e mi fa:
-'Non è così che doveva andare. Lo so che lo sai. So anch'io di averlo saputo quando stava andando. So che non stava andando come doveva andare già quando stava andando.O più più propriamente non, stava andando.'
-'...è che c'è un freddo esistenziale, quà dentro, checcazzo. Un freddo che mi rallenta. Lo senti anche tu, anche da fuori di quà. O almeno l'hai sentito, foss'anche per un minuto. Ci sono quattro ore di freddo, tre anni di freddo. Io non funziono, a freddo. Non riesco a dire niente. Mi blocco. Prosencefalo e telencefalo mi vanno in feedback e va tutto a puttane. E' stato rigido anche prima, ma allora c'era uno splendidume che ci alitava sugli occhi e li teneva svegli anche di notte. Era più una frescura, alla fine, che ci gonfiava da dentro, quella. Forse avevamo, non so, la pelle più dura, o forse l'innocenza, la chiamavamo, forse l'innocenza era come paraffina per tutti quegli attriti. Adesso magari, magari davvero ad avercela. Adesso si sta secchi a grattarsi via con gli spigoli di questa cazzo di casa...'
-'...sempre più stretta. E tutti questi capelli in terra, che non vuoi pulire.'
-'Ho un legame esistenziale con i posti in cui vivo, riflettono l'ordine in cui il mio io interiore verte. E ora sono solo confuso e calvo.'
-'Il problema vero, però, è che dici troppo spesso 'esistenziale' e, problema sui problemi, è che dovresti mettere a posto la camera, dovresti davvero. Passare l'aspirapolvere, tipo. Magari ti si mette a posto anche tutto dentro...'

[...]

-'Hai mai pensato perchè alle materne la cosa principale che si fa è colorare?'-faccio io
-'No, per divertimento, suppongo...'
-'Anche, si. Quando dai l'aspirapolvere, però, pensaci, è come se dovessi colorare per terra. Da bimbi semplicemente ci si adatta colorando. E' Darwin, questo.'
-'si, come no.'
-'beh, il punto non è questo, però. Il fatto è che io alle materne facevo solo disegni in bianco e nero. Con la penna. Non lo so passare l'aspirapolvere.'
-'vabeh, dai, ho capito, faccio io.'
-'no, no, non hai capito. Tranquillo. Tanto hanno smesso di cadere che ho smesso di strapparmeli, sti cazzo di capelli. Li cancello io col bianchetto.'
E lì mi son slacciato la patta.

domenica 15 novembre 2009

Aufklärung

'Sai, mi piace la tua plafoniera...'-ho fatto io.
'...come? e che è?'
'...la plafoniera: quell'arzirigogolo rotondo attorno al buco del coso...'-facendo un cerchietto verso il soffitto, col dito.
'...quell'arzirigogolo rotondo attorno al buco del coso...'
'...dai, quella decorazione attaccata al soffitto attorno al buco che porta l'energia elettrica al lampadario...'
'...mh...'
'..che...'
'...ti piacciono i buchi con le decorazioni intorno...'-ha detto lei.